ENERGIA MERCATO LIBERO
Risparmio sì o no ?

 pubblicato il05/01/2018 17:36:37 sezione News

Posticipato al 1° luglio 2019 il via al mercato libero dell'energia. Questa, che potrebbe sembrare una rivoluzione delle tariffe, è davvero una novità positiva?

Liberalizzazione del mercato dell'energiaelettrica

L’anno nuovo si è inaugurato con i soliti aumenti delle tariffe di luce e gas che si giustificano solo parzialmente dalla maggiore crescita dei costi di approvvigionamento, il resto serve a copertura di un sistema che fa acqua da tutte le parti.

Secondo quanto stabilito dall’Autorità per l’energia l’aumento è del 5,3% per il gas e del 5%, una bella stangata sui consumi che già fanno fatica a ripartire.

E pensare che doveva avere inizio la vera rivoluzione delle tariffe attraverso la liberalizzazione del mercato dell’energia con l’apertura alla concorrenza sia sul prezzo della materia prima che sul servizio di fornitura.
L’Italia è rimasta tra gli ultimi Paesi in Europa in questo senso ad aprire le porte al Libero Mercato.
I presupposti c’erano tutti: dal primordiale decreto Bersani del 16 marzo 1999, n. 79, in recepimento della direttiva comunitaria 96/92/CE, per finire all’ultima legge del 4 agosto 2017, n. 124 Legge annuale per il mercato e la concorrenza. In particolare, la famosa concorrenza viene bandita dagli articoli 19 e 20 dove il legislatore chiaramente scrive


A far data dal 1° gennaio 2018, all’art. 35, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, e successive modificazioni, il comma 2 è soppresso.

Il tutto è stato posticipato al 1° luglio 2019 con il solo pretesto di un possibile innalzamento dei costi dovuti al passaggio in blocco di milioni di famiglie italiane verso il libero mercato.

Peccato, un’altra occasione persa!

Naturalmente, non è obbligatorio attendere la scadenza del 1° luglio 2019 per cambiare gestore ma lo si può fare da subito. Le offerte non mancano: si va dal blocco delle tariffe per 12 o 24 mesi, dalla monoraria alla bioraria, dalla bolletta a importo fisso allo sconto sui carburanti, ecc.



Bolletta energetica: voci e sottovoci

Prima di aderire alle promozioni è opportuno conoscere alcune voci essenziali che compongono la bolletta energetica e, magari, raffrontarle tra loro come di seguito:

1) Materia energia, che è suddivisa in due sottovoci:
a) Quota fissa
- Commercializzazione vendita; (€/POD/mese)
- Componente di dispacciamento (parte fissa) (€/POD/mese)
- Quote fissa di dispacciamento (€/POD/mese)
b) Quota energia
- Quota energia F1 – F2 – F3 (fasce orarie) (€/kWh)
- Oneri di commercializzazione (€/kWh)
- Dispacciamento (€/kWh)
- Componente di dispacciamento (parte variabile) (€/kWh)
- Sbilanciamento (€/kWh)

2) Trasporto e gestione contatore, che a sua volta si suddivide in tre sottovoci:
c) Quota fissa (€/POD/mese)
d) Quota potenza (€/kWh)
e) Quota variabile (€/kWh)
3) Oneri di sistema
f) Quota variabile (€/kWh)

Come si evince, tra le voci più rilevanti da confrontare tra i vari gestori e la quota energia che rappresenta la materia prima.



Libero mercato energia: il risparmio c'è oppure no?
Secondo i dati della società di ricerca indipendente Nomisma Energia, tenendo conto delle 100 migliori offerte tra i vari gestori del mercato dell’energia, i vantaggi si sono visti, eccome!

Il valore medio del risparmio è stato di 129 euro anno per famiglia, fino a un massimo di 1.222 per i clienti più parsimoniosi, che hanno seguito passo dopo passo, le varie offerte delle tariffe, e con consumi elevati.
I calcoli sono, ovviamente, stilati sui prezzi della materia prima; le accise, le imposte, le spese fisse e i balzelli vari, sono a parte e fanno lievitare enormemente la bolletta energetica. Molti dei benefici, però, si sono ridotti soprattutto per coloro che hanno consumi relativamente bassi.

La riforma entrata in vigore a gennaio dello scorso anno, che ha difatti eliminato la progressione, ha indubbiamente dato una grossa mano a chi consuma di più, ma penalizza fortemente chi è molto attento nei consumi o ha fatto investimenti per risparmiare kilowattora.

Un esempio pratico: chi ha fatto spese per passare alla tecnologia a led, per risparmiare sui consumi, paga per chi è rimasto ancora alle lampade fluorescenti compatte.
Secondo i calcoli nel 2017, circa l’80% degli italiani, virtuosi nei consumi al di sotto dei 2.700 kWh/annui, ha speso di più di soli costi fissi. In termini pratici, risparmiare sull’energia elettrica non è più economicamente conveniente, anzi, è uno stimolo in più a bruciare più energia.

A tirare le somme, chi ne ha trovato profitto è il restante 20% delle famiglie italiane che consumano più di 2.700 kW/h l'anno, in barba ai proclami di sostenibilità ambientale.

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