MALTE E CALCESTRUZZO
Classificazione e caratteristiche.

 pubblicato il23/08/2017 16:33:34 sezione News
MALTE E CALCESTRUZZO
Classificazione e caratteristiche.

L' impasto di un legame con acqua e ( eventualmente ) aggiunta di sabbia prende il nome di malta. Il rapporto fra il legante e la sabbia è di grandissima importanza e và studiato in relazione alle esigenze pratiche e statiche. La malta può essere impiegata per murature di vario tipo, sia all' asciutto sia in presenza d' acqua, oppure per eseguire gli intonaci o murare pavimentazioni e rivestimenti.

Malta di calce idraulica e cementizia.
Si confeziona con sabbia, calce idraulica ed acqua, nella quantità giusta per ottenere un impasto di giusta fluidità. Si possono anche usare calci leggermente, mediamente ed eminentemente idrauliche, con una quantità di sabbia che varia in relazione all’uso della malta. Le calci idrauliche fanno presa sia all’aria che in presenza di acqua; quindi possono essere usate per strutture murarie sotto il piano di campagna ed in luoghi umidi.
Le malte cementizie si ottengono mescolando il cemento in polvere con sabbia ed acqua. In genere, salvo particolari lavori, il cemento più adatto è quello a lenta presa.
Le malte grasse e molto grasse danno luogo, assai più facilmente delle altre, a fessurazioni per il ritiro del cemento; occorre perciò molta cautela, evitando le rapide evaporazioni dell’acqua e mantendo costantemente umide le parti eseguite mediante leggero innaffiamento.

Malte bastarde.
Sono malte eseguite con l’aggiunta di altri leganti oltre quello fondamentale, in modo da ottenere particolari requisiti di resistenza ed idraulicità. Usando cemento e calce idraulica, il rapporto fra i due elementi può essere variabilissimo ed in genere è lo stesso operaio che aumenta di volta in volta l’uno o l’altro in relazione al tipo di impiego.

Malte di gesso.
Si ottiene mescolando un volume di gesso in circa mezzo volume d’acqua, La presa è molto rapida, per cui la malta deve essere preparata in un paniere di legno, in piccole quantità, e subito adoperata. Da tenere presente che il gesso, indurendo, aumenta di volume, per cui questa malta è largamente impiegata per il rapido fissaggio a muro di grappe, tasselli di legno, staffe, ecc. Il gesso non può essere posto all’esterno giacchè è solubile in acqua del che la sua durata sarebbe limitata solo a pochi giorni; e non deve essere posto a diretto contatto con materiali ferrosi, che attacca con notevole rapidità. Volendo ridurne il tempo di presa, si può mescolare la malta di gesso con malta di calce, ottenendo una malta bastarda a presa ritardata.

Boiacche.
Tali sono le paste molto diluite di cementi ed acqua. La quantità di acqua deve essere tale da ottenere una poltiglia fluidissima, in quanto le biacche vengono usate per lavori di stuccatura dei giunti e quindi devono penetrare attraverso le fessure.

Collanti.
I collanti sono principalmente adoperati per la posa in opera dei pavimenti e dei rivestimenti: Essi sono classificabili in:

-collanti a base di cemento, contenenti cemento, sabbia, fibre minerali, additivi vari (lattice, resine acriliche e viniliche, ecc); sono venduti in polvere cui va aggiunta solo acqua;

-collanti a base di gomma in soluzione, composti da gomme naturali o neoprene disciolti in liquidi, con cariche minerali a base di silice ed altri additivi; sono venduti in pasta pronta all’impiego;

-collanti a base di resine viniliche o acriliche, composti da acetato o acrilato di polivinile in dispersione acquosa, con altri additivi; sono forniti in pasta pronta per l’uso;
-collanti a base di resine bicomponenti, composti da resine poliesteri, poliuretaniche o epossidiche, con un prodotto indurente ed inerti; la miscelazione vien fatta al momento dell’applicazione.

I collanti vengono applicati a spessori sottili: in genere, dopo circa 30 minuti perdono la capacità adesiva.
Una caratteristica positiva dei collanti è il “tempo di aggiustabilità”: è possibile modificare la posizione dell’elemento erroneamente incollato entro un certo tempo, variabile da collante a collante.
Per approfondire l’ampissima gamma di collanti esistenti, potete visitare i siti della Mapei e della Kerakoll ( entrambi nostri fornitori ) che sono tra i principali produttori di questa tipologia.

Il calcestruzzo.
Il calcestruzzo, o meglio conglomerato di cemento, è un impasto costituito da cemento, inerti, acqua, additivi eventuali.
Detto conglomerato presenta i seguenti pregi: facilità di secuzione, ottima resistenza alla compressione, resistenza agli agenti atmosferici, resistenza al fuoco, costo modesto rispetto agli altri materiali; ma ha anche dei difetti, riassumibili in; notevole peso di volume (2200/250 Kg/mc), elevata dilatazione termica, che imopone particolari accorgimenti –giunti– nell’abbinamento con altri materiali.


COLLANTI





TIPI DI MALTE

Malta di calce idraulica e cementizia
Malte bastarde

Sono malte eseguite con l’aggiunta di altri leganti oltre quello fondamentale, in modo da ottenere particolari requisiti di resistenza ed idraulicità. Usando cemento e calce idraulica, il rapporto fra i due elementi può essere variabilissimo ed in genere è lo stesso operaio che aumenta di volta in volta l’uno o l’altro in relazione al tipo di impiego.
Malte di gesso

Si ottiene mescolando un volume di gesso in circa mezzo volume d’acqua, La presa è molto rapida, per cui la malta deve essere preparata in un paniere di legno, in piccole quantità, e subito adoperata. Da tenere presente che il gesso, indurendo, aumenta di volume, per cui questa malta è largamente impiegata per il rapido fissaggio a muro di grappe, tasselli di legno, staffe, ecc. Il gesso non può essere posto all’esterno giacchè è solubile in acqua del che la sua durata sarebbe limitata solo a pochi giorni; e non deve essere posto a diretto contatto con materiali ferrosi, che attacca con notevole rapidità. Volendo ridurne il tempo di presa, si può mescolare la malta di gesso con malta di calce, ottenendo una malta bastarda a presa ritardata
Boiacche

Tali sono le paste molto diluite di cementi ed acqua. La quantità di acqua deve essere tale da ottenere una poltiglia fluidissima, in quanto le biacche vengono usate per lavori di stuccatura dei giunti e quindi devono penetrare attraverso le fessure
Quanto finora analizzato concerneva solo i principali tipi di malte e cementi. In commercio, in realtà, esistono un'infinità di malte, leganti, cementi, collanti, ecc, con specifiche formulazioni in base all'utilizzo che se ne deve fare. Una trattazione completa, in questa sede, sarebbe praticamente impossibile, in considerazione dell'eccezionale vastità e casistica dell'argomentazione. Rimandiamo, quindi, il lettore, ai siti di tali produttori, segnalandone, nella fattispecie, tre in particolare:

FASSA BARTOLO MAPEI WEBER SAINT GOBAIN


Si confeziona con sabbia, calce idraulica ed acqua, nella quantità giusta per ottenere un impasto di giusta fluidità. Si possono anche usare calci leggermente, mediamente ed eminentemente idrauliche, con una quantità di sabbia che varia in relazione all’uso della malta. Le calci idrauliche fanno presa sia all’aria che in presenza di acqua; quindi possono essere usate per strutture murarie sotto il piano di campagna ed in luoghi umidi.
Le malte cementizie si ottengono mescolando il cemento in polvere con sabbia ed acqua. In genere, salvo particolari lavori, il cemento più adatto è quello a lenta presa.
Esistono vari tipi di cemento da impiegare nei conglomerati, distinguibili in:

-cementi normali, sigla R 325,
-cementi ad alta resistenza, sigla R 425,
-cementi ad alta resistenza e rapido indurimento, sigla R 525,
-cementi alluminosi, sigla R 525,
-cementi per sbarramenti di ritenuta, sigla R 225.

Le sigle citate, impresse sui sacchi di confezionatura, identificano la resistenza a compressione per kg/cmq del cemento dopo 28 giorni dal getto.

La quantità di cemento da usare nell’impasto è connessa all’uso del calcestruzzo; ove occorra una grande resistenza, come per il cemento armato o strutture molto sollecitate, si impiegherà molto cemento; il contrario per quei lavori dove il calcestruzzo è sottoposto a piccoli sforzi.
Per quanto riguarda gli inerti, và innanzitutto detto che per questi s’intende sabbia, pietrisco e ghiaia. La differenza tra le tre tipologie è determinata sia dalla “materia” da cui si ricavano e sia, più sostanzialmente, dalla granulometria.

In linea generale, si può dire che, per un metro cubo di calcestruzzo, necessitano:

-sabbia di fiume (granulometria da 0,2 mm a 3 mm) : mc 0,400
-pietrischetto (granulometria da 3 mm a 15 mm) : mc 0,400
-pietrisco (granulometria da 15 mm a 30 mm) : mc 0,400

L’acqua per l’impasto deve essere limpida, non contenere Sali in percentuali dannose e non essere aggressiva, così come riportato nelle Norme. Praticamente, possono essere utilizzate tutte le acque naturali normali, con temperatura inferore a 50 C°.

L’acqua è indispensabile nel calcestruzzo per determinare la reazione di idratazione del cemento (fenomeno di presa): per questa azione chimica è sufficiente una quantità di circa 30 litri per 100 kg di cemento; tuttavia, con tale quantità non è possibile eseguire un impasto lavorabile poiché si ottiene una massa appena umida. E’ dunque necessario incrementare di altri 10 litri il quantitativo d’acqua onde ottenere una sufficiente fluidità del cls.
In definitiva, 1 mc di impasto è costituito da:

-sabbia mc 0,400
-pietrisco mc 0,400
-pietrischetto mc 0,400
-cemento kg 300
-acqua lt 120

In questo caso, si ha un rapporto acqua-cemento di: 120/300=0,4
E’ bene NON incrementare mai tale rapporto, ovvero non mettere troppa acqua acqua nell’impasto. L’eccesso di acqua risulta, infatti dannosissimo poiché: diminuisce notevolmente la resistenza, aumenta il ritiro del calcestruzzo determinando fessurazioni nella massa, porta alla separazione degli inerti che tendono a stratificarsi in base al loro peso specifico –ovvero i più pesanti verso il basso-.
La posa in opera del calcestruzzo è detta getto e consiste nel “gettare”, ovvero colare, l’impasto nelle apposite casseforme (realizzabili in vari materiali e che possono essere riutilizzate –a stagionatura completata– o lasciate in opera –casseforme a perdere-), a tratti orizzontali di spessore variabile a seconda della dimensione massima degli inerti (almeno 4 volte il diametro maggiore) e del mezzo impiegato per il costipamento.
Il costipamento del calcestruzzo deve essere accuratissimo in modo da ottenere la massima compattezza, l’eliminazione di tutti i vuoti nella struttura specie se contiene ferri di armatura, e la migliore aderenza del calcestruzzo all’armatura metallica. L’operazione è realizzata col metodo della vibrazione per mezzo di appositi utensili.
La temperatura ambientale è di notevole importanza pere la buona riuscita del calcestruzzo: essa non deve essere troppo elevata (superiore ai 30 C°), né troppo bassa (inferiore a 0 C°). Se il getto viene effettuato quando la temperatura supera i 30 C° occorre proteggere il cls con copertoni bagnati; bisogna evitare di effettuare il getto nelle ore assolate del mezzogiorno. Nel caso di basse temperature esterne, la gettata deve essere sospesa se per 24 ore consecutive non si superano i 0 C°: il gelo è assai dannoso se interviene prima che il cemento abbia compiuto la presa e sia iniziato il processo di indurimento; in tal caso l’acqua di impasto congela aumentando il volume e producendo la disgregazione della massa del calcestruzzo.
Quando, per ragioni di particolare urgenza, non si possono sospendere i lavori di getto, occorre procedere con vari accorgimenti:
-il cls dev’essere confezionato con cemento a rapida presa e a dosatura più elevata;
-l’acqua dev’essre riscaldata, ma non i 60 C°,
-gli inerti e la sabbia possono essere tenuti riparati per evitare eccessivi raffreddamenti,
-l’impasto potrà essere integrato con speciali sostanze dette “additivi”, capaci di abbassare la temperatura di congelamento dell’acqua o di determinare una protezione dal gelo. L’additivo più usato è il cloruro di calcio, che si aggiunge all’acqua in quantità pari al 2-3%del peso di cemento. Altri tipi di additivi sono gli aeranti –sostanze a base di resine, grassi ed oli vari– che vanno adoperati molto cautamente per non incidere troppo negativamente sulla resistenza complessiva finale.
All’ inizio si è detto che l’inconveniente maggiore del normale calcestruzzo è l’elevato peso, pari a 2200-2500 kg/mc. E’ possibile decrementare detto peso sostituendo i pesanti inerti con altri più leggeri, o additivare la massa con l’impiego dei anzidetti aeranti (che provocano nella massa delle bollicine d’aria). Tra gli inerti più leggeri, si citano: pomice, vermiculite espansa, l’argilla espansa, perlite riolitica, polistirolo espanso, etc.

Altri tipi di malte, leganti, cementi, collanti, ecc.
Quanto finora analizzato concerneva solo i principali tipi di malte e cementi. In commercio, in realtà, esistono un'infinità di malte, leganti, cementi, collanti, ecc, con specifiche formulazioni in base all'utilizzo che se ne deve fare. Una trattazione completa, in questa sede, sarebbe praticamente impossibile, in considerazione dell'eccezionale vastità e casistica dell'argomentazione. Rimandiamo, quindi, il lettore, ai siti di tali produttori, segnalandone, nella fattispecie, tre in particolare: Fassa Bartolo, Mapei, Weber.
Ciascun produttore offre una specifica gamma nel settore dei prodotti e soluzioni per l'edilizia: calce e derivati, intonaci calce e cemento, intonaci calce e gesso, rasature per calcestruzzo, pitture e rivestimenti minerali bianchi e colorati, adesivi e collanti per edilizia, adesivi per ceramica, massetti autolivellanti, colori e rivestimenti in pasta, sistemi di isolamento termico, prodotti per il risanamento di murature umide e la ristrutturazione del calcestruzzo degradato, intonaci biologici, macchine ed attrezzature per cantiere.... ecc.

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